LEONARDO BROGIONI-ANGELO MIOTTTO-MATTEO SCANNI,L’ITALIA CHIAMO’.URANIO IMPOVERITO:I SOLDATI DENUNCIANO.EDIZIONI VERDENERO 2009,EURO 16,90
Maggio 31, 2009
Se non c’e’ dubbio che la storia -a livello internazionale- dell’uranio impoverito inizi nel marzo del 1978 quando il Pentagono ne annuncio’ l’avvio della produzione non c’e’ neppure alcun dubbio sul fatto che il suo uso militare coincise con l’inizio della guerra del Golfo nel 1990-uso determinato dalla efficacia di penetrazione che l’Ui possiede quando viene inserito nelle bombe-e della campagna militare della Nato in Bosnia nel 1994 e del 1996 in Kosovo.Nonostante le autorita’ militari americane possedessero dati allarmanti sugli effetti cancerogeni di una prolungata e non protetta esposizione all’Ui,i militari americani non vennero informati.Solo grazie al network informale statunitense DU Citizens’ Network nel 1993 e ai contributi investigativi di Dan Fahey nel marzo del 1997 e dell’International Action Center nel maggio del 1997, l’opinione pubblica internazionale incominciera’ a comprendere le implicazioni mortali sulla salute umana dell’UI. Seguiranno le indagini della sottocommissione Onu per la Prevenzione della Discriminazione e le denuncia pubbliche di Rokke-ex direttore dell’Us Army Depleted Uranium Project- a seguito delle quali l’Unep pubblichera’ un rapporto sui potenziali effetti sulla salute umana derivanti dall’uso dell’Ui nell’ottobre del 1999.Nonostante esistessero oramai dati scientifici allarmanti,le autorita’ militari e politiche italiane-Guerrini e Camporini in particolare- usarono l’arma della omerta’ e della disinformazione .Solo a partire dal marzo del 2000 nel nostro paese l’autorita’ politica-ed in particolare il ministro dell’ambiente Calzolaio-rendera’ noti i dati scientifici acquisiti sugli effetti cancerogeni dell’uranio.Nonostante le indagini della Commissione d’inchiesta scientifica voluta dal Ministro della Difesa Mattarella nel dicembre del 2000-commissione che proseguira’ i propri lavori fino al 2001 senza recare contributi di particolare rilievo- e nonostante la Commissione parlamentare del 2006 con la quale si incominciera’ a sottolineare il ruolo delle nanoparticelle quali agenti di trasmissione cancerogena,a livello Nato ancora nel 2001 veniva negata l’incidenza delle malattie tumorali tra i soldati che avevano operato nei Balcani.Solo a partire dalle risultanze della seconda Commissione parlamentare nel 2008 “verra’riconosciuto ai militari ammalati e alle loro famiglie il diritto di accedere a indennizzi e ad avviare l’iter burocratico per il riconoscimento della causa di servizio “(p.152)Ebbene alla luce di una imponente documentazione scientifica,gli autori-giornalisti professionisti-fanno proprie non solo le denuncie di Falco Acame-responsabile Anavafaf- dell’avvocato romano Tartaglia -difensore dei gran parte delle vittime militari italiane- e dell’Osservatorio militare diretto da Leggiero ma soprattutto si fanno portavoci sia delle risultanze scientifiche -di fondamentale interesse-del Laboratorio Nanodiagnostics di Modena diretto dalla dott.ssa Gatti che delle testimonianze strazianti delle vittime sopravvissute (ed in particolare quelle di di Domenico Leggiero,Luca Sepe,Emerico Laccetti e Angelo Ciaccio). Un altro indiscutibile merito dello scritto consiste nel denunciare l’uso ampio e sistematico di sostanze altamente tossiche all’interno dei Poligoni- ed in particolare quello del Centro interforze Nato sito a Capo Teulada e quello di Quirra -nei quali viene usato “i due terzi del materiale esplodente utilizzato in Europa in fase addestrativa “(p.122) da parte delle forze armate italiane e straniere e soprattutto da parte delle multinazionali delle armi,la tossicita’ del quale non e’ possibile da accertare perche’ il suo uso e’ coperto sia dal segreto militare che da quello industriale.In conclusione, il comportamento della Difesa e’stato criminale perche’ non solo le vittime sono state abbandonate a loro stesse ma sono state emarginate,minacciate e invitate a non parlarne in pubblico. Ebbene proprio alla luce di queste risultanze e di questi comportamenti,come negare la fondatezza delle osservazioni di Accame secondo il quale non solo” i memorandum della Nato sulla pericolosita’ dell’uranio erano noti ai paesi aderenti al Patto Atlantico addirittura prima della guerra del Golfo ma proprio per questo i vertici militari “hanno sottovalutato e occultato informazioni di vitale importanza lasciando sotto equipaggiati i contingenti di pace italiani in missione all’estero “(p.137)?Ancora una volta il modus operandi del potere-in questo caso politico e militare insieme-ha operato nel piu’ assoluto disprezzo per la vita e la dignita’ umana ed e’ stato solo grazie alla societa’ civile che gli arcana imperii ,determinati dalla ragion di stato, sono emersi.
Gagliano Giuseppe
Mentre le riflessioni relative ai mutamenti delle strategie militari attuali sono solo una sintesi scarsamente efficace che nulla di significativo aggiungono alla letteratura specialistica,al contrario quelle relative alla definizione di populismo come oclocratia sono di indubbio interesse almeno tanto quanto il parallelismo posto tra pacifismo e populismo,confronto costruito sulla assenza di realismo(nonostante l’autore dichiari di condividere apertamente le istanze ideali del movimento no global).A tale proposito-sotto il profilo della esplicitazione dei presupposti metodologici del saggio-Gianuli sottolinea l’assenza da parte del movimento no global di un impatto rilevante nei confronti della realta’ attuale,impatto che fu al contrario di notevole dimensione da parte del sessantotto di cui l’autore e’ un fervente sostenitore. D’altronde la difesa quasi apologetica del welfare state e il rifiuto radicale delle oligarchie economiche sovranazionali, rientrano pienamente nella costellazione ideologica del movimento del sessantotto. Dopo aver liquidato in modo grossolanamente superficiale le premesse epistemologiche dell’individualismo metodologico di Von Mises e Von Hayek senza tenere in alcun conto la complessita’ della loro riflessione e che interpreta come criptofasciste(confermando in tal modo il tradizionale pregiudizio della sinistra estrema relativo alla equipollenza tra fascismo e liberismo),con altrettanta rapidita’ stigmatizza duramente il contributo storiografico di Furet e Nolte caratterizzandolo non solo come scarsamente originale ma soprattutto come un esempio illuminante di storiografica asservita ad un preciso intento politico e priva dunque del necessario spessore scientifico.In realta’,Gianuli non solo non si accorge che la medesima accusa potrebbe essere agevolmente rivolta ai suoi contributi storiografici ma omette di rilevare come la storiografia noltiana e furetiana rappresenti una temibile concorrente di quella marxiana(fra l’altro i rilievi mossi a Furet solo solo una parafrasi di quelli di Losurdo).Al contrario, nei confronti di De Felice-pur essendo costretto a denti stretti a riconoscerne gli indiscutibili meriti-ne ridimensiona la portata in relazione alla demistificazione defeliciana del mito resistenziale,confermando in tal modo la pesante ipoteca ideologica che grava sul suo saggio,d’altronde agevolmente rilevabile sia dall’apologetico commento dell’opera storiografica di Spriano sia dalla valutazione completamente negativa dei contributi di Melograni e Pansa liquidati sbrigativamente e in modo sprezzante.Per quanto concerne le considerazioni di Gianuli relative agli scritti di Flamigni e De Lutiis-massimi interpreti a sinistra della strategia della tensione-,pur non condividendo la tesi portante degli autori secondo i quali sarebbe esistita una regia unica dietro le stragi di stato,ne condivide tuttavia l’impianto complessivo confermando in tal modo-ancora una volta-i profondi pregiudizi ideologici che alimentano i suoi saggi storiografici(ci riferiamo a scanso di equivoci a quelli antiatlantici e antimilitaristi).La medesima superficialita’ e faziosita’ sono riscontrabili sia nella ipotesi complottistica-formulata dall’autore- da parte della intelligence inglese sul caso Mitrokin sia nei confronti delle riflessioni di Hundington.Ebbene -a nostro avviso-le uniche considerazioni degne di interesse sono quelle relative agli strumenti di fasificazione storica(fra i quali la falsificazione dei dati,la reticenza,la manipolazione e il montaggio suggestivo) intorno ai quali il saggio avrebbe dovuto polarizzarsi-invece di lasciare spazio alle opinioni politiche dell’autore-e quelle relative alla sapiente strumentalizzazione politica del Processo di Norimberga fatta da Israele.In conclusione,nonostante le affermazioni di principio sulla assoluta necessita’ di distinguere nettamente tra uso legittimo-sotto il profilo politico-della storia e abuso della stessa,il saggio dell’autore costituisce una testimonianza illuminante di abuso della storia .
GAGLIANO GIUSEPPE
BEPPE LOPEZ LA CASTA STAMPA ALTERNATIVA
Maggio 4, 2009
Nelle intenzioni dell’autore-giornalista militante-il volumetto avrebbe dovuto rappresentare una sorta di pamplhet incendiario contro la casta dei giornalisti ma nella realta’ sia le premesse-pienamente condivisibili sia I dati contabili- raccolti con certosina pazienza ed imparzialita’-non rappresentano elementi di portata rivoluzionaria ma sono piu’ prosaicamnete il frutto del senso critico applicato alla realta’ giornalistica.Nonostante Lopez riveli la propria faziosita’ politica verso I periodici del centrodestra -riservando invece toni apologetici verso Scalfari-,nonostante l’autore non risparmi frecciate velenose al “Corsera” e al “Sole 24Ore”(i concorrenti diretti della” La Repubblica”) rivolgendosi invece con parole affettuose nei confronti de “il Manifesto”,l’autore fa emergere con chiarezza e nettezza alcune considerazioni di carattere generale di indiscutibile interesse.Da un lato rileva infatti l’intreccio inestricabile tra informazione giornalistica e potere politico che,grazie ai finanziamenti elargiti ai periodici,si assicurano la possibilita’ di controllare l’opinione pubblica ;dall’altro lato la dipendenza della oligarchia giornalistica dal potere economico-si pensi a De Bendetti,Berlusconi, gli Angelucci,Tronchetta Provera,Caltagirone etc-e da quello dei partiti(e persino da correnti di partito) determina da parte dei giornali una percezione falsata della realta’che si concretizza ora attraverso la censura preventiva,la enfatizzazione o la strumentalizzazione delle notizie di particolare interesse.Al di la’ degli escamotage giuridici attuati dai periodici per garantirsi le sostanziose prebende dello stato-alcuni irresistibilmenti esilaranti-i contributi statali hanno arricchito gli editori gia’ ricchi consentendo loro di promuovere battaglie volte a influenzare la vita politica del paese.E’ difficile -dopo aver letto I dati relativi ai contributi statali-sottrasi all’idea che in un regime di autentica concorrenza difficilmente I periodici riuscirebbero a sussistere come e’ difficile negare che in un regime di libero mercato sarebbero difficilmente sostenibili gli stipendi d’oro di non pochi direttori di gironali.,stipendi che rappresentano un vero e proprio schiaffo alla precariata’ di moltissimi giovani del nostro paese.
GAGLIANO GIUSEPPE