ERASMO DA ROTTEDARMAN IL LAMENTO DELLA PACE RIZZOLI 2005 8.00 EURO
Gennaio 31, 2009
Scritto nel 1517 il volume del filologo teologo Erasmo puo’ considerarsi a tutti gli effetti uno dei volumi piu’ rappresentativi del pacifismo europeo.In questo saggio infatti la guerra-in tutte le sue forme-viene duramente condannata perche’ viene considerata una barbarie indegna dell’uomo e soprattutto del cristiano.Se lapidaria e’ la definizione della guerra di Erasmo-definita come oceano di ogni male-altrettanto lapidaria risulta essere la sua condanna nel contesto culturale,politico e religioso.Nelle corte dei sovrani si manifesta attraverso le fazioni-palesi ed occulte,nei dotti attraverso il dissidio radicale di natura culturale e nell’uomo singolo nella opposizione tra ragione e istinto.Ebbene-osserva amaramente Erasmo-il trionfo della guerra nel mondo non solo rappresenta il rifiuto piu’ radicale della morale cristiana ma soprattutto rappresenta il trionfo dell’ambizione,dell’ira e della cupidigia,rappresenta insomma la vittoria di coloro che traggono beneficio dai mali del popolo come -ad esempio- i principi.Il comportamento insomma della classe politica -come d’altronde quello dei teologi-e’ assolutamente incoerente rispetto ai principi professati e costituisce motivo di compiacimento presso i turchi che dovrebbero al contrario essere educati dai cristiani e condotti sul sentiero della verita’.In ultima analisi-valutando freddamente i benefici che una guerra in linea teorica dovrebbe determinare-non possiamo che concludere che sia preferibile una pace iniquia ad una guerra e nella eventualita’ che la guerra fosse l’ultima ratio che almeno questa ricada sulle teste di coloro che ne sono responsabili e non del popolo innocente.In conclusione, e’ bene che si tenga presente che dalla guerra non puo’ che derivare la guerra la quale porta con se’ solo distruzioni di citta’,templi bruciati,fratricidio,strupri,disprezzo per le leggi ma soprattutto disprezzo verso dio.
GAGLIANO GIUSEPPE.
Emerson(1803-1882) ex ministro del culto unitario della second chiesa di Boston,fu influenzato in modo rilevante dai poeti romantici e in modo particolare da Carlyle.Nel 1836 fondera’ il movimento trascendentalista insieme a Hawthorne,Thoreau,Faller e Channing.Il volume piu’ autorevole-sotto il profilo squisitamente filosofico-fu indubbiamente la raccolta di “Saggi” o Essays scritti in due riprese tra il 1841 e il 1844 dai quali emerge-fra l’altro-la determinante influenza di Bacone e di Montaigne.Il volume-Self reliance-si costruisce a partire da un evidente ottimismo antropologico relativo alle infinite potenzialita’ dell’individuo le cui caratteristiche devono essere la spontaneita’,l’indipendenza,l’rresponsabuilita’-analoga a quella di un adolescente-,la serenita’ interiore,la solitudine costruttiva,la capacita’ di adeguarsi alla natura ma soprattutto la forza spirituale della intuizione grazie alla quale l’uomo libero e’ in grado di diventare un universo pieno e totale.Naturalmente il conseguimento e il consolidamento di queste capacita’, non potra’ che incontrare inesorabilmente l’opposizione delle istituzioni-politiche e religiose-,il condizionamento esercitato sia dalla societa’ che dalla famiglia,la tradizione che paralizza ogni visione critica della realta’ e infine l”imitazione che consolida l’istinto gregario dell’individuo.
GAGLIANO GIUSEPPE
R.B.MODUGNO M.N.ROTHBARD E L’ANARCOCAPITALISMO RUBETTINO 1998
Gennaio 17, 2009
Il contesto filosofico politico nel quale si colloca l’opera del filosofo americano e’ quello determinato dalle riflessioni dell’anarcoindividualismo da un lato-e in particolare da WARREN,SPOONER,TUCKER,NOCK-e dall’altro lato dalla filosofia politica lockiana giusnaturalista.Anche per il politologo americano-come per Locke-il diritto naturale e’ imprescindibile almeno tanto quanto risulta fondamentale il diritto di resistenza nei confronti del dispotismo(non a caso i Livellers sono annoverati dall’autore fra i predecessori piu’ importanti dell’anarcoindividualismo).Proprio partendo dalla filosofia lockiana e dalle Cato’ Letters,l’autore e’ giunto ad una radicalizzazione del liberalismo inglese giungendo a condannare lo stato in quanto tale e ad affermare la centralita’ della non aggressione verso il proprio simile accanto naturalmente alla inviolabilita’ della proprieta’.In altri termini,se l’individuo e’ il perno del libertarismo, il diritto alla proprieta’ e a non essere aggrediti costituiscono i requisiti fondamentali per il conseguimento della felicita’.Ebbene proprio lo stato -nato da un processo di conquista,di violenza nel quale alcuni individui piu’ potenti di altri hanno soggiogato i piu’ deboli-e’ il principale violatore dei diritti fondamentali dell’individuo e nei suoi confronti bisogna esercitare una critica radicale volta ad abolirlo.D’altronde,la natura fondamentalmente criminogena dello stato, si evince anche dal furto perpetuo che attua attraverso la tassazione di fronte alla quale il libertario deve solennemente proclamare la necessita’ di una societa’ senza stato ,una societa’ nella quale saranno i meccanismi spontanei del mercato a regolare il modus vivendi dell’individuo.L’estinzione dello stato dovra’ procedere attraverso la privatizzazione ampia e capillare di tutti gli ambiti che sono attualmente sotto il monopolio centralistico dello stato vale a dire l’etere radiotelevisivo,lapolizia,l’amministrazione della giustizia,l’istruzione e ,allo scopo di accelerare questo processo rivoluzionario, l’uso della disubbidienza civile-e in casi estremi l’uso della guerriglia a scopo esclusivamente difensivo- servira’ ad opporsi ad ogni politica estera che non sia isolazionista e neutralista,ad pianificazione economica di tipo sovietico o roosvletiano,alla coscrizione obbligatoria a causa della quale la persona e la volonta’ di un individuo non gli appartengono piu’(d’altronde,la struttura stessa dell’esercito e’ di per se’ una forma di schiavitu’).
GAGLIANO GIUSEPPE
MICHAEL BAKUNIN STATO E ANARCHIA FELTRINELLI 1996
Gennaio 7, 2009
Scritto nell’estate del 1873 il saggio dell’anarchico russo ha costituito per i rivoluzionari del tempo un vero e proprio manifesto e nel contempo un atto di accusa implacabile nei confronti dello stato in quanto tale e dei falsi rivoluzionari -quali Marx, Lasalle e Mazzini-dai quali il proletariato doveva guardarsi per potersi emancipare realmente.Se l’essenza degli stati-indipendentemente dalla loro forma giuridica- e’ quella di asservire,di ampliarsi alla stessa stregua del capitalismo,e’ evidente che queste secolari istituzioni, sono in grado di alimentarsi solo attraverso una eterna inimicizia tra di loro,solo esercitando ai danni del popolo repressione ed usando l’inganno e la demagogia per conquistarne il consenso la’ dove richiesto(p.e.nelle repubbliche o democrazie rappresentative).Ma la repressione si puo’ attuare solo quando e’ presente e attivo un potere militare, l’esistenza del quale e’ possibile solo in presenza di ufficiali disposti a ubbidire servilmente alle gerarchie e a disprezzare con eguale convinzione e forza chiunque si opponga.Il paradigma dell’ufficiale e’ non a caso quello tedesco che nel suo modus operandi-fatto di violenza- rispecchia fedelmente l’istinto gregario del popolo tedesco,un popolo servile ed autoritario al tempo stesso. Vanamente Fichte e Hegel hanno cercato di giustificare filosoficamente l’intrinseco dispotismo dello stato tedesco ed altrettanto inutilmente il positivismo ha cercato di legittimare la tecnocrazia che- se realizzata-condurebbe l’umanita’ ad un dispotismo assai peggiore di quello tradizionale. Quanto ai sostenitori dello stato democratico-rappresentativo,sia sufficiente ricordare loro che l’unica e reale differenza tra questo e la monarchia consiste nel fatto che la repubblica inganna e tiranneggia il popolo in suo nome.L’abbattimento delle oligarchie politiche,militari e finanziarie-quelle cioe’ che determinano l’esistenza degli stati-richiedera’-questo era l’auspicio dell’autore-una rivoluzione violenta analoga per certi versi a quella della Comune del 1871,una rivoluzione che vedra’ nel popolo-e non nelle direttive statalistiche ed autoritarie insieme di Mazzini e Marx-il vero protagonista,popolo che trovera’ in se’ la forza di costruire una realta’ alternativa nella quale stato,finanza e potere militare non avranno alcun diritto di esistere,nella quale personaggi cinici e spietati come Bismarck-vero erede della politica espansionista federiciana-non potranno trovare posto. Insomma l’estinzione violenta dello stato-ch altro non e’ in fondo che una sorta di chiesa secolarizzata-dovra’ essere il primo vero obiettivo di una rivoluzione anarchica,rivoluzione che sara’ possibile anche grazie al sostegno indispensabile del popolo slavo la cui natura e’ diametralmente opposta a quella del popolo tedesco tanto quanto quella del proletariato rispetto alla natura vile e violenta insieme della borghesia.
GAGLIANO GIUSEPPE
KRIPPENDORF L’ARTE DI NON ESSERE GOVERNATI,FAZI 2003 EURO 22,50
Gennaio 7, 2009
Una delle caratteristiche dell’esercizio del potere tradizionale era il palese disprezzo verso i sudditi,disprezzo che nel corso del tempo e’ stato sostituito dalle elite al potere dalla necessita’ di conseguire e consolidare il consenso della societa’ civile con le tecniche della propaganda e della demagogia.Questo mutamento non deve destare sorpresa presso coloro che conoscono le trasformazioni alle quali vanno soggette le istituzioni politiche ,trasformazioni che sono piu’ apparenti che reali come si evince dalla constatazione che a variare sono in realta’ le tecniche di dominio e non la volonta’ di dominare la societa’ civile.D’altra parte,l’ordinamento politico e’ marchiato dal segno di caino fin dalla sua genesi al quale e’ possibile opporsi sia ricordando che la vera politica consiste nella autodeterminazione dell’individuo sia sottolineando che se la pace non e’ altro che una breve pausa di respiro tra le guerre cio’ e’ dovuto al fatto che le oligarchie politiche hanno messo in opera i presupposti del realismo politico enunciati chiaramente da Tucidide e da Machiavelli,realismo che portato fino alle estreme conseguenze non puo’ che condurre ad esiti fatali.Allo scopo di riscattare il popolo dalla sua minorita’- che le oligarchie vorrebbero mantenere-,allo scopo di rigettare come aberrante moralmente quella concezione secondo la quale la cartina del mondo consisterebbe in una rete di aggregati di potere nelle quali ad ogni stato viene attribuita importanza nella misura in cui possiede potere militare ed economico in quantita’ rilevante,allo scopo di rigettare con sdegno il dominio che si concretizza attraverso le tecniche del distanziamento e di un linguaggio astratto perche’ mistificante,diventa necessario ed urgente fare proprie le riflessioni morali di Gandhi,Kant,Confucio,le riflesssioni cioe’ di coloro che hanno indicato nella politica lo strumento per eccellenza per consentire all’uomo di conseguire la liberta’ e la felicita’,di tutti coloro che hanno compreso come l’uomo debba essere per il proprio simile non un mezzo ma un fine.Nella misura in cui faremo nostre le loro considerazioni,avremo conseguito una profonda trasformazione antropologica che ci permettera’ di prendere atto della follia sottesa agli scenari strategici della guerra fredda,che ci consentira’ di capire come sia indispensabile superare una logica di odio e vendetta nelle relazioni internazionali ,come sia opportuno superare la concezione della storia come dottrina giustificatrice-legittimata dai dominatori per i quali lo stato sarebbe un grande disciplinatore e repressore della istintualita’ quando in realta’ e’ stata una delle istituzioni piu’ nefaste che insieme alla chiesa ha applicato il memoricidio-, e che infine ci permettera’ di delineare un nuovo programma di sinistra che si facci carico della disuguaglianza e iniquita’ presente nelle societa’ contemporanea ,che rifiuti come portato del passato tutti i pregiudizi,che critichi in modo inesorabile la realta’ esistente ed in particolare l’istituzione militare massimo esempio di degenerazione morale facendosi sostenitori delle profomde riflessioni politologiche di Kant e della Arendt.
GAGLIANO GIUSEPPE
Ekkehart Krippendorff CRITICA DELLA POLITICA ESTERA FAZI 2004
Gennaio 5, 2009
“Tutta la politica e’ una lotta per il potere e la forma estrema delpotere e’ la violenza”Wright Mills
“La vera politica non puo’ fare alcun passo senza avere primo reso omaggio alla morale”Kant
“(..)i signori se ne stanno seduti e giocano con i popoli un gioco pazzo nel quale l’est gioca a scacchi mentre l’ovest gioca a non ti arrabbiare e getta i dadi come un matto/cosi’ appunto si arriva a che nessuno puo’ vincere il mondo e sempre solo io perdo e non gioco affatto”Biermann
Non c’e’ dubbio che in questo saggio l’autore-celebre politologo tedesco-muova una critica rigorosa quanto implacabile agli assunti e alle conseguenze del realismo politico,teoria questa che ha trovato in Machiavelli il suo indiscusso teorico e in Richelieu e Bismarck i suoi massimi interpreti.
Al di la’ della retorica e della demagogia della diplomazia internazionale,a livello di politica estera esiste da sempre un legame inscindibile tra apparato militare e guerra come si evince dalla semplice costatazione che la capacita’ militare costituisce l’esempio piu’ lampante di sovranita’ politica la quale- a sua volta- non ha che come obiettivo il pieno conseguimento della triade machiavellica.
Prendendo per valida la tesi della Arendt, secondo la quale l’istinto di obbedienza e’ radicato tanto quanto quello di comando nell’uomo,nell’ottica del realismo politico gli esseri umani sono solo mezzi per il conseguimento dei propri obiettivi di potenza e ,in molti casi, sono persino mezzi superflui.D’altronde,la realpolitik e’ stata da sempre il terreno piu’ favorevole per l’affermarsi del cinismo politico.Si pensi-a mo’ di esempio-che durante la guerra fredda,la deterrenza nucleare aveva ridotto l’essere umano ad essere una semplice cavia e la societa’ civile si stava progressivamente avviando alla militarizzazione tecnocratica(come fu auspicato da Kahn,MacNamara e dal Gen,Lee Butler). E’ difficile sottrarsi alla impressione-sostiene l’autore-che la politica estera sia stata una farsa impoverita da attori mediocri di fronte ai quali le democrazie rappresentative ci inducono ad applaudire seguendo un copione scontato,democrazie che per persuadere il loro pubblico hanno fatto ricorso ad un linguaggio denso di astrazioni concettuali e metafore depistanti in grado cioe’ di occultare scomode verita’ e, fra queste ,che il potere altro non e’ che esercitare il dominio su altri esseri umani che divengono -in questa ottica-solo cifre,che la politica estera e’ come un gioco di scacchi nel quale le pedine poco importanti possono essere sacrificate in nome della ragion di stato.Alla luce di queste affermazioni,l’autore-oltre a emettere un durissimo verdetto di condanna morale nei confronti della politica estera occidentale-e in particolare di quella americana e tedesca -propone come alternativa di conferire alla politica lo scopo di dare agli esseri umani la possibilita’di diventare cittadini consapevoli ed emancipati dal controllo oligarchico utilizzando una politica dal basso che si faccia promotrice della neutralita’ in caso di conflitto,del pacifismo militante e che tragga ispirazione dal modus operandi delle ong-come Medici senza frontiere,Amnesty International -o da soggetti politico sociali’ antagonisti come Attac,l’HCA o l’UNPO.L’insieme di tutte queste realta’-profondamente omogenee nonostante la apparente diversita’ statuaria-dovrebbe mettere in crisi tutti i rapporti di potere esistenti,dovrebbe indurre la societa’ civile a rigettare le strutture gerarchiche delle oligarchie partitocratiche e delle istituzioni di potere-in particolare quelle militari-e a renderla consapevole del carattere autodistruttivo del dominio in quanto tale.
GAGLIANO GIUSEPPE
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Domenica, 4 Gennaio 2009
PAUL GOODMAN INDIVIDUO E COMUNITA’ ELEUTHERA 1995
Goodman(1911-1972) narratore,poeta,critico cinematografico,fondatore di LIBERATION e dell’ISTITUTO GELSTATICO di New York e collaboratore della Partisan Rewiev fu uno dei piu’ autorevoli rappresentanti del pensiero libertario americano degli anni sessanta.Influenzato dalle riflessio ni dell’anarcoindividualismo americano oltre che da Wycliff e Hus,per Goodman la rivoluzione anarchica era il processo con il quale si allenta la morsa della autorita’ fino al punto in cui le funzioni vitali sono in grado di autoregolarsi contro il sistema centrale attraverso il superamento del comunismo e del capitalismo-irriducibili nemici dell’anarchismo-attraverso la realizzazione di un sistema politico sociale decentrato secondo una modalita’ gradualistica che rigetti l’uso della violenza rivoluzionaria,della tecnocrazia allargando gli spazi di liberta’ esistenti in direzione del pacifismo integrale e del municipalismo libertario.Ebbene,proprio nella misura in cui le sperimentazione dell’antagonismo americano degli anni sessanta -alludiamo in particolare ai Provos,agli Yippies e alla New Left-si mossero in questa direzione trovarono il pieno sostegno ed incoraggiamento da parte dell’autore che tuttavia non risparmio’ loro critiche anche severe quando la loro prassi antagonista sfocio’ o in un eccessivo utopismo o in un in uso indiscriminato della violenza.Sul fronte pedagogico Goodman fu un aperto e sincero sostenitore delle innovazione pedagogiche e didattiche di Dewey-frainteso e stravolto dai suoi seguaci- di Neill e soprattutto delle free university coma la Black Mountain College alla cui affermazione contribui’ lo stesso autore.In relazione alla guerra fredda e alla guerra del Vietnam, la condanna decisa e netta del sistema paranoide creato dai sistemi politici occidentali e da quelli dell’est lo indusse ad appoggiare le svariate forme di protesta e boicottaggio messe in atto dal pacifismo americano incoraggiando lo sciopero generale-che avrebbe dovuto essere sostenuto dal sindacato che gli avrebbe conferito una efficacia maggiore- e la formazione di gruppi spontanei di protesta non eterodiretti dalla sinistra liberal e postmarxista ne’ tantomeno da quella marxista-leninista o trotzkista.Infine,per quanto concerne la rivoluzione sessuale il suo sostegno non poteva che essere entusiasta-vista la sua omosessualita’ dichiarata-come altrettanto decisa fu la sua condanna della censura governativa nei confronti sia della diversita’ sessuale sia della pornografia che doveva essere liberalizzata,liberalizzazione che se da un lato avrebbe di certo fatto aumentare i profitti del sistema capitalistico dall’altro lato l’avrebbe svuotata di qualsiasi carica eversiva rendendola una pratica espressiva ordinaria .
GAGLIANO GIUSEPPE
Tags: adamo pietro, anarcoindividualismo, black mountain college, dewey, eleuthera, free schools, guerra del vietnam, guerra fredda, hus., istituto gestaltico di new york, liberal di sinistra, liberation, municipalismo libertario, neill, new left, pornografia, rivoluzione sessuale, tecnocrazia, wyclif
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Sabato, 3 Gennaio 2009
FRANK FERNANDEZ CUBA LIBERTARIA ZERO IN CONDOTTA 2003
Il primo esempio di socialismo proudhoniano sorse a Cuba nel 1865 con Martinez e con il suo settimanale intitolato “La Aurora” nei cui confronti le critiche del movimento anarchico cubano furono assai aspre,critiche che troveranno modo di trovare una compiuta elaborazione con San Martin(1843-1889) che attraverso le pubblicazioni periodiche El Productor-da lui fondato- e El Obrero ebbe modo di esprimere compiutamente un programma socialista libertario alternativo a quello riformista ed ebbe modo altresi’ di farsi portavoce delle riflessioni dei movimenti anarchici spagnoli.Per agevolare il lavoro di propaganda Martin creo’ una organizzazione rivoluzionaria chiamata Alianza Obrera che, accanto al Circolo dei Lavoratori fondato nel 1885, fini’ per rappresentare la voce piu’ autorevole dell’anarchismo cubano,voce che avra’ modo di esprimersi nello sciopero del 1890 al quale parteciparono tremila operai e nella guerra di indipendenza dalla Spagna nel 1895-di cui la rivista “! Tierra !” si fara’ autorevole portavoce- indipendenza che sara’ sostenuta a partire dal 1896 in Francia dal comitato di sostegno della indipendenza cubana che vide la partecipazione di Reclus,Michel,Malato,Grave e Faure e in Italia da Ferrara, Petriccioni e Malatesta che nel febbraio del 1900 si reco’ a Cuba. Bisognera’ aspettare il 1920 per trovare in Lopez un altro autorevole esponente del movimento anarcosindacalista cubano che contribuira’ a fondare nel 1921 la Federazione Operaia dell’Avana e nel 1923 con Mella l’Universita’ popolare.Con l’uccisione di Lopez nel 1926-per mano del governo liberale di Machado-e la sistematica repressione controrivoluzionaria messa in atto dal governo, il movimento anarchico venne in gran parte smantellato nonostante la formazione di aggregazioni guerrigliere come la Federazione dei gruppi anarchici. Con la realizzazione della alleanza politica tra Batista e il Partito comunista cubano nel 1934, la situazione del movimento anarchico subi’ un ulteriore peggioramento nonostante la fondazione della associazione Gioventu’ libertaria di Cuba, della Solidarieta’ Internazionale Antifascista a sostegno della guerra civile spagnola e della Associazione libertaria cubana. Una parziale rinascita dell’azione anarchica si avra’ nel 1949 con la pubblicazione “Solidarieta’ gastronomica”, l’anno successivo con le riviste Estudios e El Libertario e nel 1957 con la Conferenza anarchica americana che si tenne in Uruguay alla quale presero parte due autorevoli esponenti del movimento anarchico cubano quali Moscu’ e Alvarez. L’affermarsi del castrismo a Cuba portera’ ad una sistematica e capillare repressione- che si concretizzera’ attraverso i Tribunali rivoluzionari e la militarizzazione della societa’ civile-costringendo il movimento anarchico sia all’azione clandestina che trovera’ nella pubblicazione Movimento di azione sindacale la piu’ autorevole espressione anticastrista del movimento cubano sia al ricorso della lotta armata sia infine all’esilio che iniziera’ nel 1961.E saranno proprio gli esuli cubani a formare-a partire dal 1961- l’ MLCE e la Delegazione generale che rappresenteranno i piu’ importanti organi di controinformazione anticastrista dell’area anarchica e grazie ai quali il movimento anarchico europeo-ed in particolare quello italiano nonostante le iniziali critiche di Borghi e di Umanita’ Nova,francese,spagnolo e inglese-vennero a conoscenza della dimensione totalitaria del regime castrista i cui crimini saranno compitamente esposti nel volume di Dolgoff “La rivoluzione cubana” edito in Canada nel 1976 e nella pubblicazione periodica “Guangara libertaria” sorta nell’estate del 1981.
GAGLIANO GIUSEPPE
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Sabato, 3 Gennaio 2009
SAM MBAH-I.E.IGARIWEY AFRICA RIBELLE ZERO IN CONDOTTA 2002
Gli autori-esponenti della Awareness League aderente alla AIl-presentano al lettore un quadro sintetico dello sviluppo del socialismo di stato e del movimento anarchico in Africa nel novecento.Per quanto variagato e per quanto rappresentato da differenti esponenti-quali Nkruman,Gheddafi e Nasser-il socialismo di stato africano ha presentato -soprattutto a livello operativo- tutti i limiti del socialismo dei paesi dell’est-vale a dire la dimensione autoritaria,quella repressiva e nazionalista-con la sola eccezione di Nyerere in Tanzania che cerco’ di abbinare il socialismo all’anarchismo attraverso il concetto di unjamaa o famiglia che rappresenta la comunita’ economica e rurale dove la popolazione vive e lavora insieme per il bene di tutti.Al contrario, il movimento sindacale ebbe modo di affermarsi e consolidarsi con relativo successo a partire dagli anni venti e trenta fino agli anni ottanta in Nigeria con Azikiwe,Imoudu-che diresse lo sciopero generale del 1945-con Mashabala-che coordino’ uno sciopero di 40 mila minatori-,con Fisher che nel 1921 realizzo’ l’internazionale rossa del sindacato che riuniva gli aderenti all’Iww,al partito comunista e ai laburisti-e infine con il Cosatu che sorto nel 1985 fu in grado di organizzare uno sciopero di ben un milione e cinquecento lavoratori in occasione del primo maggio.Ebbene-a parte la nascita del Pdg in Guinea sotto la guida di Toure’ che condusse il proprio paese all’indipendenza dalla Francia-un discorso a parte merita il socialismo anarchico che sorto agli inizi degli anni ottanta in Nigeria vide nella organizzazione della Awareness League o AL-che riuniva trotzkisti,marxisti,attivisti dei diritti umani-e nella pubblicazione “The Axe “nata nel 1983 i due piu’ significativi strumenti di diffusione del socialismo rivoluzionario e dell’anarcosindacalismoIl volume si conclude indicandando le principali difficolta’ che il movimento anarchico incontra nel continente africano e che gli autori individuano nella eredita’ ideologica e politico-economica del colonialismo,nel ruolo rivestito dal potere militare-un ruolo o di conservazione dello status quo o di sostegno a scelte politiche reazionarie-,nel socialismo di stato,nella costante violazione dei diritti umani, nelle scelte politico- economiche delle multinazionali e dell’Fmi e infine nella logica etnico-religiosa .
GAGLIANO GIUSEPPE
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Giovedì, 1 Gennaio 2009
COLONEL ANDRE’ BRUGE LE POISON ROUGE-EDITION GUERRE SANS FRONTIERES,1969
L’autore- proveniente dall’Accademia di Saint-Cyr,ufficiale durante la guerra di Indocina e direttore del CIPCG di Arzew dal 1957 al 1959 durante la guerra di Algeria-fu considerato una delle massime autorita’ nel campo della guerra rivoluzionaria. Pienamente consapevole-al pari di Larechoy e Trinquier-della profonda innovazione strategica determinata dalla guerra rivoluzionaria-teorizzata da Lenin,Mao e Giap-fu altrettanto persuaso che l’attuazione della guerra rivoluzionaria dipendesse dalla capacita’ di utilizzare in tutta la sua potenzialita’ la guerra psicologica.I presupposti strategici e psicologici di questa ,erano facilmente individuabili nei classici del pensiero politico-militare russo e cinese(si pensi a tale proposito oltre al gia’ citato Lenin anche all’ufficiale Frounze’), presupposti in base ai quali la pace e la guerra non sono che aspetti della stessa lotta e, la guerra in particolare ,deve essere considerata come un oggetto complesso ed organico nel quale le linee verticali della tradizionale offensiva esterna-o guerra di conquista-si devono intrecciare in modo inestricabile con le linee di quella interna dando esito ad un guerra totale che investe sia l’individuo che la societa’ nel suo complesso e che non deve conoscere limiti di spazio e di tempo poiche’ la sua vera natura e’ di essere totale come sostennero esplicitamente Stalin e Mao. Perche’ cio sia possibile, e’ evidente che il ricorso alla guerra psicologica diventa fondamentale poiche’ fondamentale e’ la conquista delle menti e dei cuori attraverso una loro sistematica intossicazione.
Ebbene,i presupposti psico-sociologici della guerra psicologica, l’autore non solo li individua in Pavlov ma anche nelle riflessioni di Jung.In primo luogo,la folla e’ certamente impulsiva,intollerante,credula e incapace di avere una volonta’ perseverante. Proprio per questo l’uomo di massa diviene oggetto- agevolmente -della propaganda soprattutto perche’ si trova costantemente in una situazione di solitudine psico-sociale che nella realta’ odierna aumenta a causa della perdita di significato dei valori tradizionali. In secondo luogo,l’uomo di massa ha un comportamento gregario che si costituisce sulla imitazione,sulla suggestione possibile attraverso le immagini e sul bisogno di identificarsi con un leader carismatico.
In terzo luogo,la guerra psicologica -comprensibile a partire dagli assunti pavloviani secondo la concezione russa-afferma chiaramente che l’uomo in quanto animale istintivo sia agevolmente condizionabile dallo slogan,dal mito(cioe’ l’organizzazione fondamentale delle immagini),dalla semplificazione intellettuale,dalla propaganda martellante,strumenti questi che aumentano la loro penetrazione psicologica sia all’interno delle menti di individui alienati che all’interno di gruppi omogenei.socialmente ma fragili e disorganici sotto il profilo ideologico.In quarto luogo,accanto a questi strumenti, l’autore ritiene che la guerra psicologica si possa compiere anche grazie alla sublimazione,al sentimento di frustrazione,alla volonta’ di cercare un capo espiatorio,al terrore di massa, al risentimento,alla comunanza sacrificale-cioe’ al bisogno di identificarsi con un eroe o con una idea metastorica- e infine alla ricerca di un nemico assoluto sul quale polarizzare tutte le proprie
frustrazioni.Ora,al di la’ degli strumenti di cui si serve la guerra psicologica-strumenti di indubbio valore intellettuale-,la realizzare di ambasciate,di associazione di amicizia a vocazione internazionale e di comitati per le relazioni economiche con l’estero, contribuiscono al consolidamento e all’ampliamento della efficacia della guerra psicologica consentendo in tal modo di articolare l’offensiva contro l’occidente su piu’ livelli:da quello dissuasivo-la minaccia al ricorso alla guerra atomica-,a quello persuasivo-cioe’ il ricorso alla guerra psicologica- e infine quello sovversivo che si attua determinando scissioni ideologiche di grande portate nella societa’ civile sulle quali far leva per innescare il terrorismo in un primo tempo e la guerra civile in un secondo momento.Le uniche alternative percorribili per l’autore, sono da un lato una progressiva disintossificazione e demistificazione dell’avversario anche attraverso la neutralizzazione degli agenti infiltrati e, dall’altro lato,il consolidamento presso la gioventu’ dei valori sacri della democrazia e della patria con l’indispensabile supporto sia della societa’ civile ma anche attraverso la realizzazione di un coordinamento politico-militare nazionale e atlantico in grado di attuare una capillare e pianificata controinformazione di tale efficacia da porre in essere una guerra totale ai danni del comunismo internazionale.
GAGLIANO GIUSEPPE
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Mercoledì, 31 Dicembre 2008
PIETRO ADAMO PENSIERO E DINAMITE.GLI ANARCHICI E LA VIOLENZA. M&B PUBLISHING 2004 10 €
Non c’e’ dubbio che l’uso e la giustificazione politico-morale della violenza rivoluzionaria e del terrorismo abbiano costituito-soprattutto tra il 1882 e il 1893-per il movimento anarchico europeo e americano motivo di accesi dibattito e di scontro ideologico e personale.Al di la’ delle disquisizioni filologiche- sulle quali indulge sovente l’autore-due furono le posizioni che si delinearono chiaramente in seno al movimento anarchico:da un lato le posizioni nichiliste individualiste e terroristiche che videro in Most,Ravachol,Duval,Pini e Parmiggiani,Schicchi i suoi massimi fautori-che senza alcuno scrupolo morale inneggiavano misticamente all’uso della violenza in termini giacobini-e dall’altro lato le posizioni-sfumate,ambigue e contraddittorie-di coloro che pur accettando la violenza rivoluzionaria ne condannarono gli eccessi affiancandola da alternative gradualistiche.Questa posizione fu fatta propria dalla maggioranza del movimento anarchico ed in particolare trovo’ in Malatesta e soprattutto in Tucher modo di manifestarsi in tutta la sua chiarezza.Ad ogni modo,la pensatrice che meglio comprese la natura inumana del terrore indiscriminato-per averlo visto all’opera in Spagna nell’estate del 1936 e che fu promosso dalla Fai e dalla Cnt-fu la Weil che nelle lettere a Bernanos ebbe modo sostenere che quando le autorita’ temporali o spirituali hanno messo una categoria di esseri umani al di fuori di quelli la cui vita ha un prezzo per l’uomo non c’e’ niente di piu’ naturale che uccidere. Decidere la morte di un essere umano equivale-per la filosofa francese-a distruggere qualsiasi liberta’ perche’ questa e’ l’ inappropriabilita’ della morte.
GAGLIANO GIUSEPPE
Tags: malatesta, most, pietro adamo, ravachol, simone weil
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Martedì, 30 Dicembre 2008
ANDREA CAFFI UN SOCIALISTA LIBERTARIO BFS 1996 25,00 LIRE
Proudhoniano gurvitchiano(1887-1955),anticipatore della Arendt,entusiasta ammiratore della Weil della “Iliade poema della guerra” ed autore del saggio “Critica della violenza”,con la sua prassi politica e con la sua produzione teorica cerco’ di conseguire una interpretazione della realta’ storica che fosse frutto di una sorta di punto di incontro tra il socialismo proudhoniano e il pensiero anarchico.Pose al centro della propria riflessione l’individuo e la societa’ intesa non come massa amorfa ma come insieme solidale di minoranze politicamente attive o gruppi di affinita’ che fossero in grado di accerchiare lo stato attraverso la protesta,lo sciopero ,il boicottaggio,attraverso la realizzazione di un profondo pluralismo giuridico o diritto sociale in senso gurvicthiano che limitassero i soprusi ordinari degli stati e dei partiti che altro non erano che grandi macchine burocratiche.Ed erano proprio gli stati a rappresentare il vero pericolo per la liberta’ e la felicita’ della societa’ dal momento che la loro intrinseca finalita’ consisteva o nell’ aggredire all’esterno o nel reprimere all’interno come la realizzazione dei sistemi totalitari moderno-fascismo,stalinismo e nazismo-dimostravano senza ombra di dubbio. Pur consapevole delle profonde differenze di idealita’ tra bolscevismo e fascismo e pur avendo espresso un giudizio favorevole- ma anche critico- verso la rivoluzione del 1917,l’intellettuale pietroburghese non ebbe esitazione alcuna nel denunciare senza mezzi termini la degenerazione statalistica russa-al pari del nazifascismo- che aveva trasformato lo stato in un diabolico meccanismo di coercizione di fronte al quale la societa’ non era che un campo militare in stato di permanente allerta a causa soprattutto degli innumerevoli sistemi di sorveglianza poliziesca .In breve:l’imperialismo,la violenza e la sopraffazione trovarono nel totalitarismo la possibilita’ di concretizzarsi in modo compiuto.Proprio il tema della violenza fu molto caro all’autore.Imprigionato nel 1905 dalla polizia zarista,torturato dalla Gestapo in qualita’ di partigiano,Caffi fu consapevole che l’uso della violenza-soprattutto alla luce delle innovazioni tecnologiche della seconda guerra mondiale e della guerra fredda-avevano reso impraticabile in termini morali difenderne il senso. Solo la violenza quale extrema ratio,quale strumento cioe’ di difesa contro la sopraffazione criminale poteva avere una legittimazione.Proprio per questo-per quanto rispettasse profondamente il pacifismo radicale di Tolstoy-non poteva condividerlo.Ad ogni modo,l’alternativa ai sistemi totalitari non potevano essere né la democrazia diretta-semplicitica ed irrealistica-nè quella rappresentativa che non era altro che una sintesi perversa di ochlocrazia e plutocrazia. Il conseguimento di una reale democrazia non solo era possibile attraverso le minoranze attive ma attraverso l’unione europea-ed in particolare attraverso la Francia e l’Italia-che avrebbe svuotato progressivamente gli stati nazionali di qualsiasi ruolo.
GAGLIANO GIUSEPPE
Tags: ARENDT, cAFFI, GURVICHT, MALATESTA, PROUDHON, WEIL
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Lunedì, 29 Dicembre 2008
LEV TOLSTOJ UNA RONDINE FA PRIMAVERA EDIZIONE SPARTACO 2006 12€
Le riflessioni raccolte in questo volume furono edite nei primi anni del novecento ed ebbero come loro precipua finalita’ quella di delineare una sorta di anarchismo cristiano alternativo sia all’anarcocomunismo europeo che all’anarcoindividualismo americano.Tuttavia i presupposti politici-in linea di massima-sono conformi alla usuale interpretazione della realta’ di matrice anarchica.Infatti,anche il celebre narratore russo in relazione al patriottismo, formula una valutazione di radicale condanna.Se definiamo il patriottismo come quel sentimento che ci induce a preferire il nostro popolo a quello degli altri,il libero pensatore non potra’ che respingerlo poiche’ nega alla radice valori imprescindibili quali la fratellanza umana e l’unita’ religiosa del mondo. Naturalmente continuare a promuoverlo -attraverso un costante indottrinamento- rientra tra i principali scopi degli stati poiche’ l’acquiscienza non puo’ che essere preferibile alla consapevolezza critica.A causa del patriottismo i popoli muovono guerra gli uni contro gli altri massacrandosi in nome degli interesse di ristrette oligarchie. Modificare questo stato di cose e’ indubbiamente arduo soprattutto perche’ i soggetti coinvolti nella propaganda patriottica sono sovente inconsapevoli e agiscono a guisa di marionette.E’ allora compito del pensatore libertario-che si ispira ai principi evangelici-far loro comprendere che in caso di guerra saranno massacrati senza alcun riguardo e saranno utilizzati come strumenti di morte contro i loro stessi fratelli a beneficio esclusivo dell’egoismo e dell’ingordigia di pochi uomini. In realta’-come insegna il vangelo-tutti i popoli sono uguali di fronte agli occhi del signore e la liberta’ autentica non la si potra’ che conseguire solo affrancandosi da questa criminale idea del patriottismo. Indubbiamente l’esistenza di eserciti permanenti e’ perenne fonte di conflitti almeno tanto quanto i diplomatici sono fonte di menzogna e ipocrisia. La eliminazione della servitu’ militare dovra’ pero’ procedere di pari passo con il superamento della distribuzione ineguale delle ricchezze che contribuira’ a far si’ che l’umanita’ cambi profondamente se stessa. Dobbiamo trasformare la nostra rassegnazione in opposizione e resistenza contro le oligarchie politiche e militari e anche contro i falsi portavoce della parola di dio che invece di riscattare il popolo dalla propria miseria morale e materiale contribuiscono a tenerlo in uno stato di permanente sottomissione.L’esempio da additare al popolo dovrebbe essere non solo quello di Cristo ma anche quello dell’odc Van der Veer che con coraggio e dignita’ si rifiuto’ di porsi al servizio dello stato come soldato disobbedendo in nome dei valori sacri della propria coscienza.Se il popolo seguira’ l’esempio di questo moderno eroe,l’attuale condizione nella quale versa l’umanita’ cambiera’ profondamente. Perche’ questo processo si potesse compiutamente realizzare-in ossequio alla riflessione anarchica- era necessario che tutti governi venissero abrogati poiche’ l’autore era persuaso che tutti i governi fossero un male non necessario dal momento che la loro natura intrinseca e’ quella di attuare ogni sorta di crimine ,inevitabile dal momento che i detentori del potere sono animati da sentimenti perversi.Che un pugno di uomini possa dominare impunemente la maggioranza e’ semplicemente inaccettabile e appare ridicolo temere la rivoluzione quando il vero pericolo della umanita’ e’ rappresentato prprio dalla esistenza degli stati.L’introduzione del suffragio non contribuira’ per nulla a cambiare lo stato di cose poiche’ milioni di uomini non solo non hanno la stessa volonta’ ma anche se la avessero la maggioranza dei voti non potrebbe esprimerla.Seguendo le riflessioni di Thoreau-ma anche di Godwin e Proudhon- anche l’autore era persuaso che la liberta’ e i diritti del popolo erano in ragione inversa del potere del governo.L’azione rivoluzionaria puo’ certo avere numerose attenuanti ma se ripristina una forma dispotica di potere non contribuisce a modificare la realta ‘ ma a ripristinare una situazione analoga a quella precedente. Due risultano allora le alternatice praticabili:la costituzione di comunita’ autogestite-come quelle quacchere- da un lato e la pratica della non partecipazione agli atti del governo e la non obbedienza alle sue leggi dall’altro lato.
GAGLIANO GIUSEPPE
Tags: anarchia, cristianesimo, godwin, proudhon, tolstoy
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Domenica, 28 Dicembre 2008
LYSANDER SPOONER LA COSTITUZIONE SENZA AUTORITA’ NO TRASON NO.6-IL MELANGOLO 1997
Considerato a ragione uno dei piu’ autorevoli interpreti dell’anarcoindividualismo americano,Spooner(1808-1897) ebbe modo di pubblicare questo saggio nel 1870 allo scopo di porre in ridicolo sia il potere statale in quanto tale sia la costituzione americana.Quest’ultima infatti non poteva avere alcuna autorita’ poiche’ era stata sancita ottanta anni fa tra persone che erano allora in vita.Inoltre -fra le persone che la siglarono- solo una piccola parte fu realmente consultata per chiedere loro il necessario consenso.Come logica conseguenza ne deriva che la costituzione in quanto contratto siglato da quelle persone ,e’ morta insieme a loro ottanta anni fa.Inoltre il documento costituente non obbliga per nulla I posteri a rispettare quanto in essa sancito.Affermare poi che la costituzione abbia un reale ed effettivo valore perche’ fu fondata sul voto,equivale a formulare una tesi errata:l’atto di votare infatti vincola solo ed esclusivamente quelle persone che la votano e ,in quel periodo, a potersi esprimere erano non piu’ di un decimo della popolazione.Quanto al contesto storico attuale, solo un sesto della popolazione ha per cosi’ dire questo privilegio.Asserire poi che l’atto di votare sia frutto di una scelta volontaria, equivale ad ignorare il fatto che la maggior parte della gente vota per necessita’ e imitazione.D’altronde, come dar loro torto quando la maggior parte di noi si trova letteralmente accerchiata da un potere politico al quale non puo’ realmente resistere?La maggior parte della societa’ civile assomiglia in fondo a colui che e’ costretto a prendere parte ad una guerra nella quale non puo’ che compiere due sole scelte:o uccidere o essere ucciso.Se poi il voto dato e’ segreto,come non giungere alla ovvia conclusione che tutti I governi segreti non sono altro che un insieme di farabutti e criminali?Gli unici che scientamente possono dare il loro voto sono o I delinquenti-che sperano di servirsi del governo-,gli sciocchi-che sono persuasi di essere realmente liberi- e infine I rassegnati che pur consapevoli della reale natura del potere non sanno come liberarsene.Ad ogni modo,per rendersi conto della intrinseca natura crimonogena del potere,e’ sufficiente porre la propria attenzione sulle tasse:”il governo come un bandito dice all’individuo o la borsa o la vita!”.E sono proprio I soldi a costituire l’unico reale fondamento del potere:qualsiasi congrega di farabutti se possiede abbastanza denaro potra’ infatti proclamarsi governo legittimo e attraverso I propri mercenari potra’ imporre con l’uso della violenza la propria volonta’.Denaro e potere militare sono dunque strettamente legati poiche’ attraverso il denaro e’ possibile pagare I soldati e attraverso questi e’ possibile estorcere altro denaro.L’uomo libero deve allora essere consapevole che dare del denaro alla classe poloitica equivale a dare ad essa uno strumento formidabile per legittimare ed ampliare il proprio potere.Tenersi in tasca Il proprio guadagno costituisce una modo concreto di resistenza e di opposizione.E’ necessario rendersi conto che l’unica preoccupazione di chi ci governa e’ quella di organizzare complotti reciprocamente , di ingannare chi non e’ della partita e soprattutto di salvaguardare sempre e comunque I propri interessi anche a danno di centinaia di migliaia di persone.Se quanto affermato ha un fondamento di verita’ l’uomo libero non ha alcun reale obbligo di obbedire e soprattutto deve rigettare con sdegno l’assurda pretesa di chi vorrebbe farci pagare debiti altissimi dovuti alla propria ingordigia.Ancora una volta e’ proprio il denaro a costituire il tema portante dell’autore e a ragion veduta: infatti la questione della guerra e del potere si riducono in fondo solo ad una questione di denaro e proprio coloro che sono in grado di prestarlo hanno le redini del potere reale.Questi criminali prezzolati inducono le oligarchie politiche ad assumere un duplice atteggiamento:ossequioso nei loro confronti e spietato rispetto ai propri concorrenti.Una volta ottenuto il denaro, il loro unico scopo sara’ quello di depredare l’avversario ingaggiando assassini professionisti.Ed e’ solo in questo modo che si perpetuano tutti governi della terra.
GAGLIANO GIUSEPPE
Tags: anarcoindividualismo, costituzione americana, spooner, tacker
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Domenica, 28 Dicembre 2008
DARIO ANTISERI LIBERI PERCHE’ FALLIBILI RUBETTINO 1995
Il breve saggio del noto filosofo italiano si costruisce intorno ai presupposti politico-epistemologici del fallibilismo popperiano e della scuola austriaca di Von Mises e Von Hayek.Se non c’e’ dubbio alcuno che la societa’ aperta-secondo Popper-abbia avuto inizio in Occidente con Pericle-e abbia trovato in Platone il suo piu’ irriducibile avversario-altrettanto certo e’ il fatto che una societa’ realmente aperta debba essere pluralista e debba dunque rigettare qualsiasi monismo teorico e politico. Proprio la prospettiva relativista moderata s’impone come scelta teorica obbligata per il fallibilismo che, in ossequio a questa interpretazione del reale, non possiede alcun criterio per decidere quale sia la societa’ perfetta o quale etica sia da preferire in assoluto. Storicamente la figura piu’ congeniale -sotto il profilo filosofico-per il fallibilista non puo’ che essere Socrate perche’ consapevole -proprio come lo era il filosofo greco-che l’unica scelta onesta intellettualmente da compiere sia quella di dichiarare la propria ignoranza rifiutando qualsiasi utopia totalizzante -che solitamente coltivano i pensatori totalitari come Platone,Hegel o Marx-e di accettare la non prescrittivita’ delle norme morali che altro non sono che proposte e non proposizioni indicative.Proprio su questi presupposti epistemologici si puo’ fondare una reale democrazia perche’ e’ proprio il relativismo dei valori a costituire la scelta obbligata per il cittadino democratico. Ebbene il socialismo reale-unitamente al totalitarismo fascista o nazista-ha con disprezzo rifiutato tutto cio’ perche’ non ha compreso che rinnegare il libero mercato e la proprieta’ privata equivale a negare la possibilita’ stessa che la democrazia si possa affermare. Naturalmente per il liberale fallibilista neppure il realismo politico puo’ essere condiviso poiche’ la pace e’ un obiettivo imprescindibile nelle relazioni internazionali mentre la guerra determina solo danni devastando vite umane e capitali. Sotto il profilo squisitamente filosofico,il liberale fallibilista deve prendere posizione contro il costruttivismo-noto anche come razionalismo cartesiano ed illuminista- secondo il quale tutte le istituzioni sono la conseguenza di una pianificazione intenzionale frutto di deliberate scelte compiute da gruppi o singoli.Al contrario, per il liberale fallibilista innumerevoli sono le conseguenze inintenzionali delle nostre azioni,conseguenze che ci inducono a prendere atto-con la dovuta ironia-che l’uomo non e’ stato mai padrone del proprio destino poiche’ la ragione umana e’ limitata e riconoscerlo equivale a compiere un importante- per quanto difficile- esercizio di scepsi razionale.Ed e’ proprio sulla consapevolezza della inevitabile ignoranza dei numerosi fattori che determinano le nostre scelte, che si fonda la possibilita’ della liberta’,possibilita’ naturalmente rifiutata dallo storicismo che presume di conoscere con esattezza le ineluttabili leggi che regolano il corso della storia. Un’altra tesi assai cara al fallibilista, e’ quella secondo la quale solo una interpretazione nominalistica del reale puo’ evitare l’uso di concetti astratti-quale storia e societa’-che ci allontanano dalla concretezza dell’individuo:non e’ il partito o la storia-in altri termini-a imporre alcunche’ ma sono solo i singoli individui a compiere determinate scelte.Al collettivismo metodologico il fallibilista deve dunque contrapporre l’individualismo metodologico secondo il quale solo l’azione dell’individuo e’ realmente comprensibile. L’immediato risvolto politico e’ il rifiuto di tutte quelle teorie storico-filosofiche-come il marxismo,la psicoanalisi,lo storicismo hegeliano- che vorrebbero pensare l’individuo a partire da entita’ astratte e che lo conducono non verso la propria emancipazione ma verso il proprio assoggettamento.
GAGLIANO GIUSEPPE
PAUL GOODMAN INDIVIDUO E COMUNITA’ ELEUTHERA 1995
Gennaio 4, 2009
Goodman(1911-1972) narratore,poeta,critico cinematografico,fondatore di LIBERATION e dell’ISTITUTO GELSTATICO di New York e collaboratore della Partisan Rewiev fu uno dei piu’ autorevoli rappresentanti del pensiero libertario americano degli anni sessanta.Influenzato dalle riflessio ni dell’anarcoindividualismo americano oltre che da Wycliff e Hus,per Goodman la rivoluzione anarchica era il processo con il quale si allenta la morsa della autorita’ fino al punto in cui le funzioni vitali sono in grado di autoregolarsi contro il sistema centrale attraverso il superamento del comunismo e del capitalismo-irriducibili nemici dell’anarchismo-attraverso la realizzazione di un sistema politico sociale decentrato secondo una modalita’ gradualistica che rigetti l’uso della violenza rivoluzionaria,della tecnocrazia allargando gli spazi di liberta’ esistenti in direzione del pacifismo integrale e del municipalismo libertario.Ebbene,proprio nella misura in cui le sperimentazione dell’antagonismo americano degli anni sessanta -alludiamo in particolare ai Provos,agli Yippies e alla New Left-si mossero in questa direzione trovarono il pieno sostegno ed incoraggiamento da parte dell’autore che tuttavia non risparmio’ loro critiche anche severe quando la loro prassi antagonista sfocio’ o in un eccessivo utopismo o in un in uso indiscriminato della violenza.Sul fronte pedagogico Goodman fu un aperto e sincero sostenitore delle innovazione pedagogiche e didattiche di Dewey-frainteso e stravolto dai suoi seguaci- di Neill e soprattutto delle free university coma la Black Mountain College alla cui affermazione contribui’ lo stesso autore.In relazione alla guerra fredda e alla guerra del Vietnam, la condanna decisa e netta del sistema paranoide creato dai sistemi politici occidentali e da quelli dell’est lo indusse ad appoggiare le svariate forme di protesta e boicottaggio messe in atto dal pacifismo americano incoraggiando lo sciopero generale-che avrebbe dovuto essere sostenuto dal sindacato che gli avrebbe conferito una efficacia maggiore- e la formazione di gruppi spontanei di protesta non eterodiretti dalla sinistra liberal e postmarxista ne’ tantomeno da quella marxista-leninista o trotzkista.Infine,per quanto concerne la rivoluzione sessuale il suo sostegno non poteva che essere entusiasta-vista la sua omosessualita’ dichiarata-come altrettanto decisa fu la sua condanna della censura governativa nei confronti sia della diversita’ sessuale sia della pornografia che doveva essere liberalizzata,liberalizzazione che se da un lato avrebbe di certo fatto aumentare i profitti del sistema capitalistico dall’altro lato l’avrebbe svuotata di qualsiasi carica eversiva rendendola una pratica espressiva ordinaria .
GAGLIANO GIUSEPPE